Figli dello stesso Mare

Pochi passi separano la riva del mare dalla vita urbana, pochi metri che bastano a calarsi in una realtà diversa e isolarsi con i propri pensieri, immaginando di essere un tutt’uno con quell’elemento della natura dal quale proviene la vita del nostro pianeta

 

Un pensiero riguardo “Figli dello stesso Mare

  1. scritto da Manuela Valleriani
    su ABRUZZO CULTURA 20/04/2009
    Il Circolo culturale “Il nome della rosa” ospita diciotto scatti in digitale del fotoamatore rosetano.

    “Figli dello stesso mare” è il titolo della mostra fotografica del rosetano Cristian Palmieri, allestita presso il circolo culturale “Il nome della Rosa” (Giulianova Alta) fino al 29 aprile 2009.

    Diciotto scatti in digitale sul tema del mare costituiscono la personale di questo fotoamatore, che per la prima volta ‘mette a nudo’ se stesso e la passione per un’arte praticata fin dall’infanzia accanto al padre fotografo. Da qui l’emergere di una creatività che – immune da qualsiasi condizionamento dovuto alla tecnica – è frutto esclusivamente dell’istinto e di una lunga esperienza ‘visiva’ sul campo. Un’esperienza che nasce da una concezione “purista” della fotografia, per cui inizialmente (e per molto tempo in realtà) è solo un intuitivo ‘occhio’ analogico a registrare l’immagine sulla pellicola.

    Ad un certo punto, però, qualcosa cambia nel percorso artistico di Cristian Palmieri: avviene così, quattro anni fa, il passaggio al digitale, con la conseguente scoperta di nuove potenzialità tecniche ed espressive. Nel frattempo matura anche l’idea di un progetto, inteso come una serie compiuta di scatti che servano a ‘strutturare’ un discorso unitario. Sì, perché la fotografia per Cristian Palmieri significa “parlare con le immagini”: lui, che non ama le parole, preferisce affidare pensieri ed emozioni ad un personalissimo registro linguistico che si esprime attraverso una fotografia “carica di tempo” (Walter Benjamin) e di esistenza.

    Il mare, elemento iscritto nel ‘codice genetico’ di chi – come l’autore – convive quotidianamente con la forza e la tranquillità di questo elemento, è rappresentato dall’artista in tutta la sua valenza simbolica, archetipo della natura che genera la vita, e quindi paradigma della condizione umana. Sembrerebbe chiara, allora, l’interpretazione legata a questo tema; e invece, nelle foto in mostra non è possibile individuare un’unica (scontata) chiave di lettura.

    La sensibilità dell’autore ci porta ad esplorare il mare nel suo lieve adombrare la figura umana (un pallone, delle orme) e nel suo doppio moto centripeto e centrifugo, che dà luogo ad una potenza esplosiva o ad una calma distesa; quest’ultima, poi, può essere diversamente raffigurata tramite un insieme tonale (“Ninna nanna”) o piuttosto un gioco cromatico e geometrico (“Pattino”).

    A volte nell’immagine irrompe la violenza della moderna tecnologia (“La nascita di Venere”), quella che accelera lo scorrere del tempo e fa sì che l’uomo sia dimentico di se stesso; altre volte, invece, il mare appare fermo in un istante cristallizzato e fisso – grazie all’uso del bianco e nero – sull’eternità (“Pescatore”).

    In ogni caso, la componente emozionale prevale su ogni tipo di ricerca figurativa o astratta: è un “attimo interiore” quello che detta la fotografia di Cristian Palmieri, lo stato d’animo di chi ha l’umiltà – e il desiderio – di riappropriarsi di una dimensione solipsistica ed intima di fronte alla natura, con la quale l’autore comunica per mezzo della fotografia, “scrittura con la luce” che invera corpi, spazi, oggetti… e l’invisibile che c’è in ognuno di noi.

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