Fotografia e memoria

Fotografia e memoria

 “Gam-Gam-Gam Ki Elekh, Be-Beghe Tzalmavet, Lo-Lo-Lo Ira Ra, Ki Atta Immadì
Anche se andassi nella valle oscura non temerei alcun male, perché Tu sei sempre con me“.
Questa canzone è di origine ebraica e durante la Shoah era intonata dai bambini che,
ignari della loro sorte, ma comunque spaventati, andavano a morire nelle “docce” dei campi di sterminio.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.


Adoro il mio umile mestiere.
Lo adoro perchè ogni giorno, ogni attimo, ho la possibilità di conoscere persone straordinarie.
Tutti siamo in qualche modo straordinari, ognuno di noi ha qualcosa da raccontare e una vita da condividere ma tutto ciò non serve
se non vi è nessuno disposto ad ascoltarci.
La testimonianza delle immagini dona emozioni eterne e risvegliano in noi ricordi legati alla nostra esistenza.
La testimonianza di una foto legata ai nostri ricordi è certamente più forte di quella di una immagine che testimonia la vita di altri,
la nostra vita è sempre più importante di quella degli altri. 
Chi vive di cultura e filosofia vive al di sopra di questi pregiudizi. Chi ha fame di conoscenza ha capacità empatiche e vive le emozioni
come fossino proprie.
Adoro quello che faccio, per me e per la memoria di chi ci sarà.